La nostra storia

L’inventore e la sua storia

Mi chiamo Ryan McFarland e mi piace guidare biciclette per usi particolari, come mountain bike e bici da cross. Quando ero ragazzo, mio padre aveva un negozio di motociclette e faceva gare con quelle da cross. Stare in sella e gareggiare ha sempre fatto parte del mio DNA.
Quando divenni papà e mio figlio compì due anni, non seppi più contenere il mio entusiasmo. Volevo che anche lui montasse in sella! Gli comprai un tradizionale triciclo e una simpatica biciclettina a pedali da 12” con ruotine, con le loro splendide decorazioni tipo racing. Ma il mio entusiasmo si trasformò in frustrazione vedendo mio figlio, pieno di passione ma con un peso di appena 9 kg, alle prese con la pesantezza e complessità delle cosiddette ‘biciclette da bambini’. Il mio spirito paterno voleva aiutarlo a coronare i suoi sforzi, mentre il mio spirito agonistico mi spingeva a pensare di costruire per lui un modello di bicicletta più adatto.
Iniziai così a tagliare, limare e smontare ogni componente non essenziale per ridurre il peso. Quando arrivai al sistema di trasmissione (pedali, pedivelle, cuscinetti, pignoni), mi resi conto che questo era il motivo principale del peso e della complessità della bici. Mi presi del tempo per valutare attentamente come alleggerire la trasmissione. Fare dei fori, o eliminare dei pezzi? Finché pensai… magari togliere del tutto il gruppo di trasmissione del movimento?


A quel punto sorse un nuovo dilemma, un dilemma ideologico… Senza pedali, avrebbe comunque offerto l’esperienza che si prova guidando una bicicletta normale? Che cosa significa andare in bicicletta? Anche in questo caso il mio spirito agonistico mi spinse a semplificare, semplificare, semplificare. Dopo tutto, chi usa le bici da downhill per la discesa non pedala, chi gareggia su strada in discesa non pedala, e nemmeno i motociclisti pedalano. Tutti però stanno in sella e vanno i bici, quindi che cosa li accomuna? L’abilità nello stare in equilibrio su due ruote e piegarsi in curva, indipendentemente da quello che permette loro di muoversi. Pedalare non è che uno dei possibili mezzi di propulsione. Separare la propulsione dall’equazione dello stare in sella risolse il mio dilemma.
Che cosa sa già fare un bambino in modo naturale e istintivo? Camminare! Perfetto! Decisi di togliere l’intera trasmissione, ottenendo così un drastico alleggerimento e una grande semplificazione del mezzo. Tale scelta mi permise anche di abbassare ulteriormente il telaio per collocare il centro di gravità più in basso e aumentare la stabilità. A quel punto il mio bambino con altezza del cavallo di 30 cm riuscì a stare seduto sulla sella della bicicletta, tenendo entrambi i piedi solidamente appoggiati a terra.

 


Una volta in sella, mio figlio iniziò a camminare senza pensarci due volte. Dedicò tutta la sua attenzione a tenere la bici verticale e centrata sotto di lui mentre si spostava. In breve, lo vidi “sperimentare” a tenere i piedi sollevati tra una spinta e l’altra… lasciandosi scivolare in avanti dolcemente. All’inizio traballando un po’, avanzando solo di pochi centimetri prima di rimettere delicatamente i piedi per terra. Comunque riuscì a non CADERE, e non mostrò alcuna PAURA, poiché poteva appoggiare i piedi a terra. Era effettivamente motivato a spingersi sempre più in là, mentre mi gridava “Guardami! Guardami!” e mi sorrideva raggiante d’orgoglio. Lo lasciai semplicemente giocare e progredire assecondando il suo ritmo; presto imparò a stare in equilibrio, a lasciarsi scivolare a piacere e ad affrontare le discese, anche sull’erba e tra le pozzanghere.


A distanza di un anno venne il momento di una bicicletta a pedali. Lezione imparata: comprare un modello leggero e semplice e… senza rotelle. Ormai stare in sella a una bicicletta era per lui qualche cosa d’istintivo e naturale. L’unico elemento nuovo fu per lui il cambiamento a livello di propulsione. Fiducioso di riuscire a stare in equilibrio, piegarsi con il corpo e usare il manubrio per sterzare, seppe quindi focalizzare tutta la sua attenzione sul modo per trasformare in pedalata l’abilità acquisita di avanzare a grandi passi stando a cavalcioni della bici. Presto fatto; in pochi minuti fu in grado di pedalare in modo sicuro ed efficace.
E successivamente, sei mesi dopo ecco il momento giusto per una motocicletta in versione fuoristrada. Anche in questo caso fu necessario individuare la dirt bike più leggera e semplice… una OSET 12” elettrica da trial… senza ruotine. Come già detto, per lui stare in sella era divenuto istintivo e naturale. L’unico elemento nuovo fu a quel punto il sistema di propulsione diverso. Di conseguenza, certo di saper già stare in equilibrio, piegarsi con il corpo e curvare muovendo il manubrio della sua bici, questa volta si concentrò completamente sull’uso della manopola del gas e sul freno. Facile! Imparò a guidare e scorrazzare nel campo in pochi minuti.
Fondamentale per andare su una due ruote è saper stare in equilibrio e piegarsi nelle curve. La propulsione può avvenire in varie forme, la più semplice delle quali è “sospingersi avanti a grandi passi”. In inglese si dice “to stride” e da qui il nome “Strider”.

 


 

Strider Sports International

Strider Sports International, Inc. progetta pratiche biciclette senza pedali che aiutano i più piccoli a usare una bici, acquisire nuove abilità ed esplorare il mondo su due ruote. Fondata da Ryan McFarland nel gennaio 2007, Strider Sports è un’azienda di cui fanno parte molti appassionati di ciclismo – amanti di bici da città, strada, montagna e cross.
Obiettivo di Strider Sports è semplificare una bicicletta riducendola all’essenziale, in modo da far coesistere dimensioni corrette, leggerezza e semplicità, eliminando nei nuovi piccoli ciclisti qualsiasi timore, ed anzi infondendo loro fiducia. Il modello originale costruito dall’inventore per suo figlio, si è evoluto attraverso numerosi prototipi e ha infine ottenuto un brevetto statunitense.
In seguito la società ha rafforzato il brand con la diffusione a livello mondiale di loghi e slogan esclusivi protetti da marchi registrati negli USA. La strategia di branding ha poi condotto allo sviluppo di speciali eventi e competizioni fortemente rappresentativi del lifestyle Strider, con un Campionato Mondiale Strider che ogni anno vede gareggiare piccolissimi partecipanti provenienti da tutto il mondo. Ora la STRIDER™ No-Pedal Bike – la bicicletta senza pedali STRIDER™ – ha una distribuzione globale.

 

Ryan McFarland

Ryan McFarland è un imprenditore appassionato di mountain bike e di sport motoristici. Ryan è cresciuto con un nonno ingegnere nel campo dell’automobilismo da corsa e un padre concessionario di motociclette. L’aver vissuto sin da piccolo in mezzo ad automobili, moto e corse ha avuto una forte influenza su Ryan, spingendolo a cimentarsi con dirt e mountain bike, e a gareggiare con i go-kart e le stock car. L’inclinazione per la meccanica e il suo spirito competitivo gli hanno permesso di sviluppare il reggisella ammortizzato per biciclette Thudbuster (brevetto USA) e un sistema di sospensioni per sedie a rotelle (altro brevetto USA).
L’amore per la famiglia e la passione per le due ruote, trasmessa a moltissimi bambini insegnando loro a usare la Strider™ bike. Da questi elementi è nata quella che ora è nota come Strider Sports International, Inc., costituita il 9 gennaio 2007 a Rapid City, South Dakota. Ryan McFarland è il fondatore, presidente, Chief Executive Officer e… Chief Enthusiast.

 

Le biciclette STRIDER

Leader nel loro segmento, le biciclette a bilanciamento senza pedali STRIDER sono la scelta ideale per insegnare l’uso di una due ruote a partire dai 18 mesi, a prescindere dalle abilità individuali dei bambini. Le biciclette a bilanciamento STRIDER sono concepite e progettate per dare la massima importanza ai principi fondamentali dell’equilibrio, dell’inclinazione e dello spostamento del corpo e dell’uso del manubrio, ed evitare invece le complicazioni rappresentate da pedali o rotelle d’appoggio. Il semplice telaio STRIDER privo di pedali aumenta il senso di fiducia ed elimina la paura, in quanto permette ai piccoli di tenere i piedi a terra e di progredire al ritmo voluto. Questa progettazione esclusiva insegna ai bambini a bilanciarsi sulle due ruote sin dall’inizio, senza i ritardi di sviluppo tipicamente legati all’uso di tricicli e biciclette provviste di rotelle laterali d’appoggio.